Il panorama di Roma dal Gianicolo
Il panorama di Roma dal Gianicolo — foto: Krzysztof Golik · CC BY-SA 4.0 · Wikimedia Commons

Il Gianicolo: il più largo

Piazzale Giuseppe Garibaldi, sul Gianicolo, è il belvedere che prende più città in un colpo solo. Da lì si vedono le cupole una dopo l'altra, il Vittoriano, i tetti del centro storico e, nelle giornate limpide, i monti dietro.

Ogni giorno a mezzogiorno viene sparato un colpo di cannone a salve: è una tradizione che comincia nel 1847, quando serviva a dare l'ora esatta alle campane delle chiese di Roma. Vale la pena esserci qualche minuto prima.

Il Pincio e il Gianicolo si guardano

La terrazza del Pincio, sopra Piazza del Popolo, è l'altro grande belvedere. Guarda verso ovest, quindi è il posto giusto per il tramonto, con la cupola di San Pietro che resta in controluce. Dal Pincio e dal Gianicolo si vedono a vicenda: sono i due punti alti sui due lati del centro.

L'Aventino: il giardino e il buco della serratura

Il Giardino degli Aranci, sull'Aventino, ha una terrazza che guarda il Tevere, Trastevere e il Gianicolo. È più raccolto degli altri e nelle prime ore del mattino è quasi vuoto.

A pochi passi c'è Piazza dei Cavalieri di Malta, con il portone del Priorato. Guardando dal buco della serratura si vede un viale di siepi che inquadra, in fondo, la cupola di San Pietro. È un effetto progettato apposta nel Settecento da Giovanni Battista Piranesi.

Il Vittoriano e le terrazze del centro

Dal Vittoriano si vede una cosa che dagli altri belvedere non si vede: i Fori dall'alto, e il Colosseo in fondo a Via dei Fori Imperiali. Le terrazze intermedie sono a ingresso libero; per l'ultimo livello, la Terrazza delle Quadrighe, serve il biglietto dell'ascensore.

Il Fontanone e i belvedere minori

Scendendo dal Gianicolo verso Trastevere si incontra la Fontana dell'Acqua Paola, il fontanone. Il piazzale davanti è un belvedere a sé, più basso ma più intimo, ed è quello che compare nella scena di apertura di un film che ha vinto l'Oscar.

Altri punti alti che i romani usano e i turisti no: il Monte Mario con l'osservatorio, il Parco Savello, la terrazza del Casino dell'Aurora quando è aperta, e semplicemente il ponte Sant'Angelo al tramonto, che non è in alto ma è il punto da cui la cupola di San Pietro si allinea meglio col fiume.

Come organizzare un giro dei belvedere

I punti alti di Roma si dividono su due assi. Sul lato ovest, oltre il Tevere, ci sono il Gianicolo e il Fontanone, che si visitano insieme in un'ora scarsa. Sul lato est ci sono il Pincio, la terrazza del Vittoriano e l'Aventino, che stanno su una linea nord-sud percorribile a piedi in una mattinata.

L'ordine migliore dipende dall'ora: il Gianicolo e il Pincio guardano verso ovest e danno il meglio al tramonto; l'Aventino guarda a nord-ovest e funziona la mattina, quando la luce arriva da dietro le spalle.

Le terrazze a pagamento e quelle nascoste

Oltre ai belvedere pubblici ci sono le terrazze panoramiche degli edifici: quella del Vittoriano con l'ascensore, quella del Palazzo Valentini, la cupola di San Pietro. Si pagano, ma danno punti di vista che da terra non esistono.

Poi ci sono quelle che si trovano per caso: il piazzale davanti a San Pietro in Montorio, il belvedere di Monte Mario lungo Via Trionfale, la scalinata di Via di San Francesco a Ripa. Nessuna è segnalata sulle mappe turistiche, e per questo sono vuote.

Un dettaglio che cambia le foto

Roma è una città bassa: il piano regolatore ha limitato le altezze per secoli, e il risultato è che dai belvedere si vede uno skyline fatto di cupole e non di grattacieli. Le cupole riconoscibili sono decine, e imparare a distinguerle cambia il modo di guardare.

Dal Gianicolo, da sinistra a destra, si individuano il Vittoriano bianco, la cupola di Sant'Andrea della Valle — la seconda più alta di Roma dopo San Pietro — quella del Pantheon che è schiacciata e grigia, e la sagoma del Quirinale.

La luce migliore per le foto dall'alto è la mezz'ora dopo il tramonto, quando il cielo è ancora azzurro e le luci della città sono già accese. Dura poco: bisogna essere già lì.

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